La Storia - DrunkTurtle
15850
page-template,page-template-full_width,page-template-full_width-php,page,page-id-15850,ajax_updown_fade,page_not_loaded,,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-7.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.0.1,vc_responsive

La Storia

Dall’uso, sempre più ricorrente di materiali recuperati dal passato, si può affermare che, nella ricerca di nuove frontiere enologiche, si sia dato vita ad un nuovo metodo di vinificazione, richiamando l’antica tradizione dell’uso di contenitori in argilla, come i “dolia” romani e i “kvevri” georgiani. Ecco allora dove è nata l’idea, attingendo sempre alla tradizione e all’uso dei componenti edilizi nell’antica Roma, di realizzare le botti od orci o comunque contenitori, in Cocciopesto DT.

Questo materiale usato dai Romani, e già conosciuto dei Fenici, ha la caratteristica di offrire una notevole durabilità nel tempo, una alta resistenza ed una notevole inerzia termica. Questo prodotto di estrema biocompatibilità può essere usato nella vinificazione, con vantaggi indubbi sia sotto il profilo del comportamento del contenitore rispetto al contenuto, grazie alla caratteristica porosità del materiale che garantisce un’ottima micro-ossigenazione, sia sotto il profilo della durabilità ed non ultimo sotto quello estetico.

I vasi vinari realizzati in Cocciopesto DT sono il risultato della nostra ricerca di innovazione al fine di studiare prodotti con tecnologie nuove che attingono alla cultura e alla tradizione. Il “Cocciopesto DT” DRUNK TURTLE è un materiale derivante dall’impasto crudo composto da cocci di laterizi macinati, frammenti lapidei, sabbia, legante cementizio e acqua.

Alla fine del processo di asciugatura naturale, il materiale mostra una notevole microporosità che porta ad esaltare, nella vinificazione e nel successivo processo di affinamento, le qualità organolettiche, arricchendo e amplificando l’aroma del vino.

Gli antichi romani chiamavano questo materiale Opus Signinum termine latino derivante dalla città di Segni (Signa) presso Roma, dove secondo antiche fonti fu inventato. Nel 1° secolo a.c. Vitruvio ne descrive la fabbricazione e l’uso nel suo trattato ” De Architectura “. L’ antica miscela veniva utilizzata per rivestire le cisterne, le vasche termali, le terrazze scoperte, gli impluvi delle case, quando non erano di marmo o di pietra, le stanze riscaldate, ecc. Veniva inoltre utilizzato come intonaco deumidificante. La tecnica di applicazione nelle varie tipologie di utilizzo ne determinava il livello di permeabilità.

I vasi vinari in cemento si posizionano per le loro caratteristiche tra i contenitori in legno e quelli in acciaio inox sfruttando le qualità migliori dei due prodotti. Il cemento è un materiale intrinsecamente naturale, assimilabile alla pietra da cui deriva, con caratteristiche chimico-fisiche che consentono una perfetta conservazione del vino. I contenitori realizzati con questo materiale danno maggiori garanzie di durabilità e di igiene rispetto alle vecchie botti in legno. I nostri vasi vinari sono realizzati con importanti spessori delle pareti, con un impasto di cemento 525, sabbia di fiume, fibre naturali di rinforzo, acqua di sorgente non clorata.

A getto ultimato vengono posti ad essiccare naturalmente in un apposito locale, il tempo di asciugatura varia a seconda delle condizioni climatiche e delle dimensioni del contenitore. Lo spessore consistente e la tipologia del materiale garantiscono una maggiore inerzia termica rispetto ai più moderni serbatoi in acciaio inox, con la possibilità di un più agevole controllo naturale delle temperature. Non vengono utilizzate, per la realizzazione, gabbie metalliche interne strutturali, al fine di evitare la formazione di correnti elettrostatiche dannose per la naturale maturazione del vino.

La memoria e i segni delle antiche rotte commerciali del Mediterraneo, ai tempi dei Fenici prima e dei romani poi, rimangono nei ritrovamenti dei relitti delle navi cariche di prodotti di scambio. La traccia più significativa, anche nel nostro immaginario, è l’anfora per il contenimento di derrate alimentari, specialmente olio e vino.

Nelle civiltà mediterranee dove l’argilla era il materiale prevalente utilizzato per la produzione di suppellettili, questi contenitori ad anfora in cotto, ottimizzati per il trasporto, venivano utilizzati anche per la conservazione.

Già i Fenici usavano vinificare in recipienti d’argilla interrati; poi furono i greci prima ed i romani dopo a proseguire in questa tecnica. Questi ultimi facevano largo uso di grandi contenitori in terracotta di forma sferica chiamati dolia (sing. Dolium).  Ci sono inoltre numerosi ritrovamenti importanti nelle regioni della attuale Georgia dove giare di dimensioni maggiori e della capacità di migliaia di litri venivano interrati in locali dedicati.